Storie in Rete

maggio 19, 2007

Storia a più mani

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Come suggerito dalla prof ho deciso di iniziare una storia a più mani: io inizio e voi continuate.

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5 Dicembre 2006… Era una notte buia e fredda, senza luna, illuminata solo dalla luce dei lampioni. Mentre camminavo per il viale lanciavo sguardi distratti alle case ornate con decorazioni natalizie e luci colorate… Ad un certo punto si fece tutto freddo anzi freddissimo, alcuni lampioni si ruppero, altri esplosero, altri si spensero e il resto rimase acceso, Lanciai uno sguardo alle case ma sembrava che nessuno si era accorto di niente. Cominciai a correre verso casa, ero terrorizzato e intanto si faceva sempre più freddo…(Gabriele)

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Arrivai al parco vicino la mia casa e, ad un certo punto ,vidi qualcosa che si muoveva dietro i cespugli vicino alla panchina rivolta verso la fontana nel centro della piazza. Allora, non investigando sull’accaduto, andai diretto a casa. Arrivato alla soglia, notai che casa mia non era illuminata con varie luci natalizie e, con gran timore, presi le chiavi di casa dalla tasca interna del mio giacchetto e aprii la porta… (Davide R.)

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Quando entrai camminai lentamente per il corridoio e in silenzio salii le scale. Notai che non c’era nessuno. All’improvviso dalla finestra vidi un’ ombra, che forse sarebbe stato quel qualcosa che era dietro il cespuglio. La paura era tanta: non sapevo chi fosse, e quindi pensai che era qualcuno che mi seguiva. Ad un tratto si avvicinò e riuscii a vedere il suo volto dalla finestra: era la prima volta che lo vedevo. Per paura che potesse entrare dentro casa, corsi per le scale e subito chiusi la porta a chiave e mi assicurai che tutte le finestre di casa fossero chiuse…(Jessica e Fabiana)

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Tornai alla finestra da cui avevo visto quell’uomo; avevo paura di rivederlo ma sentivo che dovevo rischiare. Ora però non si vedeva più nulla e tutto sembrava tranquillo. Allora ripensai a quel viso che ero riuscita a vedere di sfuggita e trovai delle somiglianze con un uomo che avevo incontrato quella mattina, e capii che avevo sbagliato quando a primo impatto mi era sembrato di non averlo mai visto. Allora capii subito il motivo per cui quell’uomo mi seguiva; infatti quella mattina… (Astrid)

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Era una mattina come tante, ma destinata a cambiare in modo agghiacciante. La neve ricopriva ogni cosa candidamente, dopo la nevicata della notte precedente, e le persone passeggiavano tranquille, mangiavano al bar e compravano cianfrusaglie al mercatino. Una bambina sedeva felice sulle spalle del padre, festeggiando il suo compleanno; stavano attraversando il ponte di fronte alla finestra della mia stanza. Io, intanto, giocavo con il pallone in camera (disobbedendo a mio padre) con la finestra aperta. Come era prevedibile, dopo un palleggio mancato, la palla schizzò fuori dalla finestra e rimbalzò sul telo di una bancarella…

“Adesso andiamo a casa e scartiamo il tuo regalo, ok?” aggiunse Joe.

“Grazie. Ti voglio tanto bene papà…” le ultime parole della piccola le morirono in bocca quando fu colpita da un pallone in pieno petto. Finì oltre la balaustra del ponte innevato, aggrappata forte alla mano di Joe… Erano entrambi terrorizzati… Tra le urla della bimba il guanto del padre scivolava sempre più, fin quando due lacrime calde caddero sul manto nevoso della balaustra e un ultimo urlo fendette l’aria…

Ricordo soprattutto l’espressione dell’uomo: una smorfia di dolore misto a rabbia che dapprima cercava la direzione da cui proveniva la palla e poi mi guardava con furore. A quel punto, stranamente, invece di scagliarsi contro di me, corse piangendo in direzione del bosco al limitare delle case…(Jacopo)

 

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Joe corse a perdifiato seguendo il corso del fiume nel quale c’era ancora la figlia. Il fiume entrava nel bosco. Seguì le urla della piccola e alla fine giunse in una radura semi innevata con le impetuose rapide che la attraversavano. Il padre cercò di allungarsi il più possibile verso la figlia:le passò un ramo e la trasse in salvo. In seguito la portò all’ospedale; i medici gli comunicarono che era in coma forse irreversibile. Alle autorità disse che la bambina era accidentalmente caduta nel fiume, ma in realtà premeditava vendetta…

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Adesso quell’ uomo mi seguiva e sicuramente non mi cercava per ringraziarmi! Era possibile che quell’ uomo non avesse avvertito la polizia per potersi vendicare con le sue stesse mani? Lo sentivo. Se ne stava lì nel cuore della notte ad aspettarmi fuori casa. E’ come nei film horror: i killer psicopatici attaccano quando le loro vittime meno se lo aspettano. Questi prima studiano attentamente le abitudini delle loro vittime e poi…A quel punto chiamai la polizia, questa arrivò, ma i poliziotti, non trovando niente di sospetto, pensarono forse uno scherzo e non vennero neanche quando quell’uomo tentò di entrare in casa… (Jacopo)

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